India: In viaggio verso il Tempio d’Oro
In quello che cerco di fare diventare l’appuntamento del Lunedì, vi trascrivo due righe che ho buttato giù sul treno verso Amritsar la settimana passata.
L’India è la terra dei profumi perché è la terra delle puzze più lancinanti, nauseanti e stordenti. Una volta che accetti questo, o fingi a te stesso una certa signorile e professionale abitudine, cominci magari a vedere l’India come la vedono gli Indiani. Cioè piena delle puzze più lancinanti, nauseanti e stordenti puzze e di incensi ancora più arroganti che ti salvano la vita nei posti più insperati, come nei bagni dove scacciano le zanzare, o nelle affollatissime vie dove a striature senti prevalere profumi inebrianti e sterco di vacca (o di umano).
In questo momento il mio olfatto è ubriacato da una vecchia conoscenza: il gelsomino.
Il vecchio birmano che sta davanti la mia panca di treno l’ha usato per pulire e profumare il tavolino da cui scrivo adesso, prima di cominciare a snocciolare il suo rosario musulmano. Ogni tanto dai finestrini aperti di questa affollata Sleeper Class entrano generosi flussi di tanfi ed insetti.
La direzione è Amritsar ed il suo Tempio d’Oro, Mecca e Vaticano dei Sikh.
Il vecchio, a turno con i due suoi accompagnatori, ha prima ignorato bellamente la sua bussola ed ha pragmaticamente deciso che la panca letto in movimento è orientata certamente verso la Mecca vera ed ha iniziato la sua salat dopo avere steso un fazzoletto bianco, mantenendo traballante un ottimo equilibrio. Ho colto l’occasione, fingendo un discreto disinteresse, per godermi la sua preghiera serale. Mi ha preso in seguito uno spirito di emulazione ed ho recitato per conto mio i Vespri serali.
Il treno è più decente di quello che mi aspettavo; per evitare la peste bubbonica ho sacrificato la mia asciugamano come facente funzioni di coperta, lenzuola e sacco a pelo. Lo zaino/cuscino è carico, il Nintendo DS pure, il portafoglio è vuoto e si è ottimisti.